Fausto - Violin tutor - Palermo
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Fausto

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Graduated in Violin at the “A. Scarlatti” Conservatory of Palermo, offers Violin lessons - with support for Theory, Rythm, Ear Training and Armony - for students of all ages

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About Fausto

Fausto Terrana
Born in Palermo on 29/07/1993
Resident in Palermo

Classical High School Diploma obtained at the Liceo Classico "Vittorio Emanuele II" (Palermo) with a grade of 100/100
Bachelor of Arts in Violin achieved at the "Alessandro Scarlatti" Conservatory in Palermo with a grade of 110/110
Master of Arts student in Violin at the “Alessandro Scarlatti” Conservatory in Palermo

Fausto Terrana at first began studying the piano, to then move on to the violin under the guidance of Mº Domenico Migliazzo, at the “Città di Castellana” music school in Castellana Sicula, in the province of Palermo. He continued his studies under the guidance of Mº Maurizio Rocca, at the Conservatory of Palermo.
Since then he has played in various contexts and for various occasions in different parts of Sicily, both in Palermo and in the Madonie district, where he has performed and performs regularly to bring and spread the violin culture, even in the Madonie territory.
He has participated in concerts with the "Vivaldiana" Orchestra of the Palermo Conservatory, with the Youth Orchestra of the Palermo Conservatory, with the Symphony Orchestra of the Palermo Conservatory and with the "Salvatore Cicero" Chamber Orchestra of the Palermo Conservatory , in which he plays among the first violins.
He has taken part in numerous concerts with various chamber ensembles in the Sicilian territory, in particular in the Madonie area.
He has collaborated with various organizations to hold concert-lessons, concerts in streaming and in schools, to bring and make music known even among the youngest.
He also took part in masterclasses with violinists such as Boris Belkin, Maurizio Sciarretta, Alexander Trostianksy. He participated in webinars organized by FIVA (Friend's International Violin Academy - artistic director Rodney Friend) and held by violinists such as Augustin Hadelich and Pinchas Zukerman.
He is a participant in projects and winner of scholarships agreed between the Conservatory and various associations that offer teaching of violin and music in schools.
He has attended several courses, provided by the Department of Music and Instrument Didactics of the Palermo Conservatory, relating to the pedagogical, psychological and methodological fields of music teaching.
As a preparatory element for instrumental teaching and more, he studied and practices singing and vocal technique, having also participated in masterclasses with teachers of the caliber of Mary Setrakian.
In 2015 he joined the "Metrica" band as keyboardist, violinist, arranger and orchestrator.
He studied Theory, Rhythm and Music Perception with M° Gaetano Tucci, Francesca Innocenti, Chiara Rapisarda, Alberto Maniaci, Giuseppe Termine and Giuseppe Crapisi, under whose guidance he obtained the License (Certificate of competences). In 2018, on the occasion of the "Student Week", he held a Workshop about Music Theory at the Conservatory of Palermo.
He studied Harmony and Musical Analysis with Mº Massimo Leonardi, Antonio Cocomazzi, Guido Ruggeri, Raffaele Lo Presti, Marco Stassi, and Ear Training with Mº Massimo Leonardi and Giuseppe Crapisi, participating in masterclasses relating to the subject.
During the 2020 lockdown, he organized and held the online course "Harmony for Violinists" (from the beginning of April to the end of June), a course of study about Harmony with weekly online meetings, aimed at musicians of heterogeneous expertise.
He is currently a Master of Arts student in Violin at the “A. Scarlatti ” Conservatory in Palermo, under the guidance of Mº Maurizio Rocca.

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Lessons aimed at students of all ages. Didactic material will be made available. The first objective is to understand the needs and characteristics of the individual student and then structure an intelligent and solid path for the study of the instrument. The approach is aimed at training the musician in his entirety of skills. Should it be necessary, depending on the level, knowledge and needs of the student, support teaching content is also provided for what concerns the subjects complementary to instrumental practice (Theory, Rythm, Ear Training, Harmony).

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Regarding the cost and duration of the single lesson, I specify that it is 20 euros "per lesson" and not necessarily "per hour": in the sense that, while guaranteeing a minimum lesson hour, should extra time be necessary to conclude a topic and / or a phase of the lesson, this excess time is already included in the cost of the lesson.

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  • Quando hai cominciato ad appassionarti alla musica e quando hai iniziato a suonare il tuo strumento preferito?

    La musica ha cominciato a sussurrare qualcosa alle mie orecchie e a far sentire il suo irresistibile richiamo fin da quando ero piccolo: non riesco a ricordare con esattezza quale sia stato l'evento musicale principe che abbia innescato la scintilla, ma ricordo perfettamente che ad un certo punto della mia fanciullezza, ho sentito il forte desiderio di suonare il violino. Probabilmente la chiave dello scrigno della passione per il violino, me l'ha donata un ascolto delle "4 Stagioni" di Antonio Vivaldi, che rimane anche adesso una delle mie opere musicali preferite di tutti i tempi.

    Da quel momento iniziai a prendere delle lezioni propedeutiche di pianoforte e a praticare il canto, che ritengo strumento indispensabile per ogni musicista. Ho preso il violino in mano da teenager, quando la musica era ormai diventata per me non solo una passione, ma una vera e propria ragione di vita.
  • Quale musica potresti ascoltare in loop senza stancarti mai?

    I filoni musicali che prediligo sono principalmente due:

    La musica cosiddetta classica: fonte infinita d'ispirazione e piacere, nonché dimora principale del violino e della sua crescita dai punti di vista meccanico, tecnico e didattico nel corso della storia (anche se, come ben sappiamo, il violino è ormai impiegato a giusto merito in pressoché tutti i generi musicali).
    Un genere musicale che mi fatto scoprire ancora di più il violino e che ha aperto la mia mente ad un sacco di nuove soluzioni e possibilità: il Symphonic Metal. Esso consiste nell'incontro tra il classico setup della band (vari tipi di voce, batteria, basso, chitarre e tastiere), il coro e soprattutto l'orchestra sinfonica. I gruppi che coltivano questo tipo di musica spesso si presentano con voce femminile (di stampo operistico o meno).

    Ritengo profondamente ingiusto il comune stereotipo che affianca qualunque tipo di Metal alla nozione di "rumore assordante". Pur essendo a conoscenza di accezioni particolarmente heavy del Metal in senso stretto, il Symphonic è un genere in cui tutto deve essere sapientemente dosato e mescolato: non è infatti sporadico che le band appartenenti a questo filone o affini collaborino con direttori d'orchestra/arrangiatori in fase di scrittura e registrazione.

    Detto ciò, nel mio percorso mi è capitato e capita di entrare in contatto con molti ambienti musicali, anche diversi dai due appena descritti.
  • Qual è la lezione più difficile o più sorprendente che ti ricordi?

    Mi piacerebbe rispondere a questa domanda, separando i due aggettivi e raccontando qualcosa per ciascuno di essi:

    Penso che nella categoria del "difficile" possa annoverare tutte quelle lezioni in cui sotto la lente d'ingrandimento ci sia la musica di Bach: per violino abbiamo (ma non solo) le sue geniali 3 Sonate e 3 Partite per Violino solo - un'opera in cui il violino viene usato come se fosse un organo: in questi lavori di Bach il violino, con le sue sole 4 corde, disegna contorni melodici, esegue accompagnamenti, e si lancia addirittura in complesse fughe. Studiare e portare a lezione queste opere è sempre molto complesso e affascinante: noto spesso, forse più rispetto ad altri compositori, che per affrontare la musica di questo gigante, la mente debba essere totalmente sgombra e focalizzata al 200% su quello che si sta facendo. E la mente quasi non riesce a scappare, a pensare ad altro: è come se la musica di Bach fosse un potente astro attorno al quale il pianeta della mente debba armonicamente ruotare. È una sensazione bellissima.
    Per la categoria del "sorprendente": ricordo una masterclass con un grande violinista a cui assistevo come uditore. Si parlava della cadenza del I movimento del Concerto di Mendelssohn e il Maestro paragonava la sezione precedente alla partenza in ricochet ad un momento di ricerca, in cui nella musica il violino si muoveva come se stesse cercando l'armonia giusta, quasi a tentativi, per consentire all'orchestra di esporre il tema principale del concerto. "Ricerca" è una delle mie parole preferite quando parliamo del violino e della musica. Sempre dalla stessa masterclass, ricordo un sorprendente e immaginifico accostamento tra il tema iniziale del Concerto di Sibelius e un sovrannaturale spirito dei ghiacci che si muove misterioso tra le distese innevate e le crepe dei ghiacci.
  • Qual è, secondo te, lo strumento più complicato da suonare e perché?

    Non penso sia possibile classificare in linea generale gli strumenti in base alle loro difficoltà: ogni strumento ha le sue, e ognuno di essi diventa difficile se portato ai suoi "alti livelli". Tutta questa difficoltà di cui parlo però non deve spaventare: al contrario penso sia affascinante e gratificante intraprendere un percorso con qualsiasi strumento musicale, e poter guardare sempre più in alto, verso un'asticella che non ha alcun limite se non la nostra immaginazione.

    Detto ciò, tuttavia, se gettiamo lo sguardo allo strumento ad arco, notiamo come esso risulti spesso annoverato tra i più complessi, specialmente all'inizio del percorso: differentemente dalla chitarra o da altri strumenti simili (e con ciò non intendo affatto sminuire il valore o la difficoltà di quest'ultimi) non abbiamo delle frets che indichino dove le dita della mano sinistra debbano andare a cadere. Saranno l'orecchio e, col tempo, la memoria muscolare a guidarci.

    Un altro esempio: anche la produzione del suono risulta più ostica all'inizio rispetto ad altri strumenti. Nel nostro caso dobbiamo confrontarci con l'arco, che è quasi uno strumento a parte, un potente mezzo che dobbiamo imparare a conoscere e di cui dobbiamo acquisire un controllo quasi "magico" e senza sforzo.

    Vale ciò che ho detto sopra, non lasciamoci spaventare da tutto ciò: lo studio porterà ricompense ancora più grandi, soddisfacenti, affascinanti e ammirevoli.
  • Quali sono, secondo te, le chiavi per riuscire in campo musicale (oltre a quelle del Sol e del Fa :-P)?

    Talento? Doti naturali? Età? È ormai chiaro e palese che tutti questi elementi giochino una parte importante nella definizione di "chiavi" di base per riuscire nel campo della musica. Tuttavia come le definiamo? Come ne stabiliamo i parametri? Ho sempre trovato difficile rispondere a queste domande. Per quanto tutti questi elementi abbiano un ruolo non indifferente da giocare, ho da sempre preferito cercare altrove una nuova tripletta di fattori, che secondo me meglio rappresentano il percorso di studio di un musicista e la sua esistenza in quanto tale:

    Passione: è il fuoco primigenio, il richiamo, la scintilla, il nucleo pulsante del musicista. La fonte inesauribile di ispirazione, la nostra firma al sodalizio di dedizione verso quella determinata cosa.
    Determinazione: la passione da sola purtroppo non è sufficiente. Ogni campo delle scienze, del sapere, dell'arte umana è ormai diventato estremamente sottile, peculiare, con gradi di complessità sempre crescenti. E ovviamente in tutto ciò è compresa anche l'arte/scienza musicale. L'essere umano non è una macchina dalla garantita e costante efficienza: il nostro rendimento nelle varie attività non è lo stesso dalla mattina alla sera, e l'influenza emotiva di tutto ciò che può succederci nell'arco di una giornata non è affatto indifferente. Viviamo giorni in cui quello che ci accade o le difficoltà che incontriamo (anche nel nostro percorso con lo strumento) ci impediscono di trovare la spinta propulsiva che ci serve. La determinazione serve proprio a questo: è la capacità di tenere gli occhi puntati sulla luce all'interno di una caverna, di tenere il fuoco sempre vivo e acceso, la capacità di vivere lo Studio nella sua accezione latina di passione, ricerca costante e sorprendente, con lo sguardo di un bambino con gli occhi sempre colmi di luce.
    Studio: elemento imprescindibile di formazione (tecnica e non solo) per ogni musicista. Cammino infinito di ricerca e sperimentazione. Imparare a studiare è quasi un'arte per conto suo, talmente è grande la sua valenza nella vita di un musicista. Lo studio è il motore che porta avanti nella storia ogni umana attività.
  • Quali sono i musicisti con i quali ti piacerebbe improvvisare una jam session o esibirti in concerto? Perché?

    La lista sarebbe alquanto lunga e ricca di dettagli! Pertanto mi limiterò a riportare alcuni nomi con relative motivazioni.

    Sicuramente se avessi una macchina del tempo vorrei poter conoscere coloro che per me sono le 3 personalità più eminenti della storia della musica occidentale nel suo complesso: sto parlando di Johann Sebastian Bach, Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig Van Beethoven.

    Ho già descritto sopra in quest'intervista quanto sia un fedele e profondo ammiratore della musica di Bach. La sua maniera quasi sovrannaturale di concepire più eventi sonori nello stesso momento (quasi al di là della semplice abilità di inversione figura-sfondo che ognuno di noi a svariati livelli possiede) mi affascina da sempre. Per me è il compositore del divino nell'umano: Bach ci dimostra quanta poesia ci sia nel sistema tonale, quanto di sovrannaturale ci sia nel sapere umano.

    Mozart è un caso più unico che raro: nella sua musica ogni strumento, ogni tema, agisce come personaggio di un'opera teatrale, anche nelle sue opere di musica strumentale. Per me è il compositore dell'umano nel divino: spesso si fa riferimento alle sue eccezionali doti, come fossero state donate dall'alto. In questa "divinità", troviamo tutta l'umanità e le emozioni del teatro, dell'essere umano.

    Infine, Beethoven: un gigante, non solo per tutto quello che ha composto, ma anche per tutte le sue fragilità e difficoltà di creatura umana. Per me è il compositore del divino oltre l'umano: un torrente di fuoco inarrestabile che valica i confini delle convenzioni e delle umane possibilità per ergere monumenti musicali destinati a rimanere scolpiti per l'eternità.

    Incontrare anche Antonio Vivaldi e quel folle di Niccolò Paganini sarebbe altrettanto interessante: il loro contributo al violino è stato di valore inestimabile.

    Mi piacerebbe anche conoscere Anne-Sophie Mutter, la mia violinista preferita.

    Per ultimo, ma non di certo per importanza, inserisco in questa lista Tuomas Holopainen, il compositore e tastierista del mio gruppo Symphonic Metal preferito: i Nightwish. La sua musica è da sempre per me un grandissimo punto di riferimento e senza di lui, senza di loro, non sarei la persona che sono oggi. Il mio cuore è esploso di gioia quando qualche anno fa hanno annunciato di essere stati inseriti nella Hall of Fame musicale finlandese, accanto a nomi come quello di Jean Sibelius.
  • Raccontaci un aneddoto divertente o particolare relativo alla tua formazione o al tuo lavoro!

    Vi racconterò di un'esperienza didattica abbastanza recente che mette in luce quanto, nello studio del violino, anche altre abilità e competenze vengano in aiuto.

    Stavo spiegando ad una mia giovane allieva come posizionare la mano sinistra e come lavorino le dita di questa mano nella formazione degli intervalli sulla tastiera.

    Spesso, quando si è davanti ad una persona di età così giovane (8-9 anni) la cosa più facile da fare per far capire all'allievo/a dove andare esattamente a posizionare le dita della mano sinistra, è quella di incollare alla tastiera del violino dei nastrini, delle fascette (delle più svariate tipologie) per far vedere "fisicamente" al bambino dove far cadere il relativo dito. Con il tempo, tutto ciò permetterebbe all'allievo di consolidare la memoria muscolare (significa che con il tempo le dita sapranno da sole dove cadere). Tuttavia, ciò rende spesso il discente fortemente dipendente dal vedere le fascette sullo strumento, riducendo il lavoro per la formazione della prima intonazione violinistica a "vedo la fascetta-metto il dito". È invece importante che sia l'orecchio la guida attiva nella formazione dei primi intervalli con la mano sinistra e della memoria muscolare.

    Per controllare l'intonazione senza fascette ci sono vari metodi: imparare a controllare con le corde vuote è di vitale importanza, lasciando "risuonare il violino come una campana" e, più in profondità, andando ad analizzare il terzo suono di Tartini; oppure ancora si può usare il canto per aiutare la formazione degli intervalli sul violino. In quest'ultimo caso si procede facendo cantare all'allievo/a l'intervallo interessato per poi andarlo a suonare effettivamente sul violino.

    Torniamo alla mia storia di prima: la mia allieva proveniva da un altro docente, che le aveva fatto mettere le fascette sulla tastiera del violino. Sarebbe stato interessante trovare una maniera per fargliele togliere. Non raramente, ai primi stadi di apprendimento (questo dipende nel bene e nel male anche e non solo dall'età in cui si inizia), l'allievo non possiede un orecchio formato in grado di distinguere un certo grado di intonazione controllando con la corda vuota e spesso questo solo controllo non risulterà sufficiente. Pertanto, ho deciso di usare il canto.

    L'orecchio dell'essere umano, ovviamente, non nasce con il sistema tonale integrato: ciò vuol dire che il sistema di toni e semitoni, di tensione e riposo, non è direttamente installato nel bambino nel momento della nascita. Ricordiamo che le prime manifestazioni musicali del bambino sono le cosiddette "lallazioni", oscillanti tra vari suoni. Per quanto risulti semplice per un orecchio un minimo formato, anche l'intervallo di tono intero tra la corda vuota "La" - e il primo dito "Si" potrebbe risultare di difficile intonazione per alcuni (possono ovviamente verificarsi casi di maggiore facilità e musicalità). Come procedere allora? Per raggiungere l'obiettivo mi sono servito del glissato: cioè "strascicare" la voce, quasi come un lamento, melodicamente da una nota ad un'altra . Questa tecnica di "lamentazione" è ovviamente più vicina al passato infantile del bambino molto più di quanto non lo siano un tono e/o un semitono, regolati da parametri ben precisi. Dopo qualche minuto di pratica, sono riuscito a far intonare alla bambina l'intervallo di seconda maggiore e a farglielo poi riprodurre sul violino in maniera abbastanza intonata: lei era talmente felice che ha voluto subito togliere le fascette dalla tastiera del violino. Ovviamente questo è l'inizio del lungo processo per la formazione dell'intonazione violinistica. Ma è anche la dimostrazione di come il canto ci venga spesso in aiuto: ricordiamoci che gli strumenti musicali nascono quasi come estensione della voce umana, quindi è normale che in qualche modo vi facciano costantemente ritorno e riferimento.

    Per questo sono un forte sostenitore dell'importanza che le altre materie (complementari) acquisiscono nei riguardi della pratica strumentale: teoria musicale, solfeggio parlato, solfeggio cantato, ear training, armonia. Ognuna di loro non rappresenta una perdita di tempo, un "fare altro" rispetto al suonare, ma al contrario si configura come un potente punto luce in più nel percorso di ogni musicista. L'approfondimento di questi aspetti del sapere musicale diventa un elemento praticamente necessario e vitale.
  • Cosa ti rende un vero Superprof adorato da tutti gli allievi?

    Non so se sono un Superprof, né tantomeno so o saprò quanto sarò apprezzato e stimato dai miei allievi. So di sicuro che il cammino della didattica è un cammino di ricerca e sperimentazione infinite.

    Nel "fare musica" oggi c'è davvero tanta, troppa competizione. È una sorta di gara di cavalli, dove da un lato ci sono i vincitori, pochi rispetto al resto, e dall'altro i vinti, i "buoni ma", i discreti, i mediocri, i frustrati, coloro che per vari motivi, tra cui spesso anche la paura di sbagliare e la cosiddetta "stage fright" (paura del pubblico), non riescono ad ottenere la soddisfazione che meriterebbero dopo le tante ore di studio. Chi è che vince in questo subdolo gioco di invidie, astio e critica? Di certo non la musica, di certo non il violino. Non concepisco la didattica come una "fabbrica di macchinette vincenti a tutti i costi", ma come un "cammino di umile e rispettosa eredità". Sono dalla parte della didattica del rispetto, e non mi riferisco a questa ultima parola nella sua accezione etico-sociale, che spesso viene scambiata per tacita e scomoda "tolleranza". Sono per una didattica del rispetto per lo strumento, per la sua storia, letteratura e repertorio, alla luce di un costante miglioramento e studio personale giorno dopo giorno, un continuo valicare i propri confini.

    Spesso il violino, ma anche gli altri strumenti musicali, vengono visti a servizio del musicista: strumenti per dimostrare qualcosa, per far vedere chi siamo, quanto siamo bravi. Si dice "il violino è una tua estensione". Sono d'accordo con quanto di musicale possiede questa affermazione, nel senso che è necessario un capillare controllo dello strumento per suonare al meglio; ma non sono d'accordo sulle implicazioni "sociali" di questa frase.

    Non è lo strumento ad essere al servizio del musicista, ma, al contrario, è il musicista ad essere al servizio dello strumento! Sto parlando, ovviamente, a livello concettuale, pensando alla figura del musicista (in tutte le declinazioni e sfaccettature delle varie professioni musicali) a servizio dell'universo dello strumento che suona. Potremmo istituire un parallelismo tra quanto ho appena scritto e la lezione che i grandi violini stessi ci insegnano: guardiamo i vari Stradivari, Guarneri, Amati etc: sono strumenti che hanno 200-300 anni di storia, sono stati suonati da eminenti violinisti e a loro sono sopravvissuti. Certamente ognuno di questi musicisti ha lasciato un segno, è per noi una stella di riferimento importante e lo ricordiamo con profonda ammirazione. Ma di questo dobbiamo essere consapevoli: noi passiamo, il violino (inteso soprattutto come idea, come sapere umano musicale) continua ad esistere. Lui dona qualcosa a noi - la gioia e la linfa vitale del suonare - ma noi doniamo qualcosa - una luce forse ancora più preziosa e nobile - a lui: lo portiamo avanti, ognuno nel suo piccolo/grande, e soprattutto solo se in totale armonia con quanto scritto sopra a proposito della didattica del rispetto: abbiamo una voce, aggiungiamo una goccia nell'oceano quando, in ciò che musicalmente facciamo e coltiviamo, rispettiamo il violino, la sua storia, la sua letteratura, il suo repertorio, e lo facciamo alla luce di uno studio e di un miglioramento personale costanti. Noi portiamo avanti il violino nella storia del mondo, della conoscenza e dell'umano sapere.

    Essere didatti è passare il sapere, è essere consapevoli e grati di questa eredità.
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